Weather forecast for the next 24 hours: Storm 🌩
Wind: 7km/h SSE; Temp: 10°C; Hum:82%
GiandoDev Newpost
BS, IT - Wednesday July 17, 2019 - Second Pages
Thanks To @silkine
L' ANGUILLA DI GIOBBE

Ravasi, Gianfranco. La Bibbia secondo Borges (Italian Edition) . EDB - Edizioni Dehoniane Bologna. Kindle Edition.

Lasciamo questa ampia regione teologica generale, ritagliata all’interno del vasto panorama letterario ed esistenziale di Borges, per puntare in modo più continuo ed esplicito a un perimetro maggiormente ristretto eppure ricco di sollecitazioni, tant’è vero che qui si è esercitata una piccola legione di studiosi. Intendiamo riferirci alla già menzionata passione dello scrittore per la Bibbia. In una delle Siete conversaciones con Borges (1996) Fernando Sorrentino citava questa dichiarazione dello scrittore: «Di tutti i libri della Bibbia quelli che mi hanno impressionato di più sono il libro di Giobbe, l’Ecclesiaste e, evidentemente, i Vangeli». Il nostro percorso sarà solo evocativo procedendo per esemplificazioni, soprattutto riguardo ai vangeli che hanno costituito un referente capitale per Borges. È indiscutibile, comunque, che la Bibbia abbia offerto a Borges una specie di lessico tematico, simbolico, metaforico, archetipico e persino stilistico-retorico.

Nell’Antico Testamento la predilezione va al libro di Giobbe a cui l’autore dedicò, tra l’altro, una conferenza all’Istituto de Intercambio Cultural Argentino-Israelí di Buenos Aires, il cui testo venne raccolto nel 1967 nelle sue Conferencias. "Simplicity boils down to two steps: Identify the essential. Eliminate the rest."
Leo Babauta.
D’altronde egli aveva scritto una prefazione alla Exposición del Libro de Job di Fray Luis de León (1527-1591), un autore mistico, considerato un classico spagnolo del Siglo de oro e a lui particolarmente caro.

Write
Si deve riconoscere che Borges coglie un nucleo ermeneutico significativo di quest’opera biblica. Essa è così proteiforme da meritarsi il giudizio acuto di san Girolamo: «Interpretare Giobbe è come cercare di afferrare un’anguilla o una piccola murena: più la stringi, più ti sfugge di mano». Una caratteristica cara ovviamente a un autore così sfuggente e refrattario a ogni classificazione come Borges. Ebbene, egli centra la sua analisi sull’apice del libro biblico, cioè sui due discorsi finali divini dei cc. 38–39 e 40–41: in essi Dio prospetta a Giobbe, attraverso la tecnica dell’interrogazione e del mistero, l’esistenza di un ordine trascendente che riesce a comporre in unità la totalità del essere e dell’esistere attraverso una ’esah, un «progetto». Si tratta, quindi, non di un’irrazionalità assurda e fatale che compone gli antipodi della realtà in modo casuale, bensì di una metarazionalità che è sostenuta, dunque, da una logica trascendente e inscrutabile. Per questo Giobbe ha ragione di protestare perché essa deborda dalla razionalità umana limitata, ma al tempo stesso ha il torto di applicare e di imporre a essa la sua circoscritta capacità «visiva», un po’ come accade a chi "The less I needed, the better I felt."
Charles Bukowski.
– contemplando un capolavoro pittorico – si ferma solo all’analisi delle pennellate o dei riquadri di colore, senza rivolgere uno sguardo panoramico all’opera. Sarà, quindi, solo per rivelazione divina – che è appunto lo sguardo d’insieme – che Giobbe potrà comprendere la collocazione del suo dolore nell’infinito disegno della ’esah divina: «Io ti conoscevo per sentito dire, i miei occhi ora ti hanno visto», proclamerà alla fine (42,5) il grande sofferente. "Science is organized knowledge. Wisdom is organized life."
Immanuel Kant.
Gli enigmi del cosmo e della storia si sciolgono solo in questa prospettiva trascendente, ove appunto si posiziona anche l’enigma tematico del libro, quello del male e del dolore. Un’interessante interazione tra ragione e mistero, tra domanda e risposta, tra sconcerto e certezza, una prospettiva epistemologica nella quale Borges si trovava perfettamente a suo agio, anche se non con l’approdo credente di Giobbe.

LA GUERRA DI TUTTI CONTRO TUTTI

Bobbio, Norberto. Thomas Hobbes (Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie Vol. 267) (Italian Edition) . EINAUDI. Kindle Edition.

L’espressione «guerra di tutti contro tutti» non dev’essere presa alla lettera. O almeno, se si vuol prenderla alla lettera, la si deve considerare come l’apodosi di un periodo ipotetico che contenga nella protasi l’affermazione dell’esistenza di uno stato di natura universale. Ma lo stato di natura universale, cioè quello stato in cui tutti gli uomini siano stati all’inizio, o saranno alla fine della storia, in stato di natura, è una pura ipotesi della ragione. Ciò che Hobbes vuol dire parlando di «guerra di tutti contro tutti» è che là dove si verifichino le condizioni che caratterizzano lo stato di natura, questo è uno stato di guerra di tutti coloro che si vengono a trovare in questo stato. Secondo Hobbes, lo stato di natura si può verificare in tre situazioni determinate e storicamente constatabili: a) nelle società primitive, sia quelle dei popoli selvaggi del tempo, come gli indigeni di alcune plaghe dell’America, sia quelle dei popoli barbari dell’antichità ora inciviliti, in una situazione, cioè, che, essendo precedente al passaggio dalla società naturale alla società civile, può dirsi pre-statale; b) nel caso della guerra civile, cioè quando lo stato c’è già, ma per varie ragioni si dissolve, e avviene il passaggio dalla società civile all’anarchia, situazione che si potrebbe chiamare anti-statale; c) nella società internazionale, in cui i rapporti tra gli stati non sono regolati da un potere comune, in una situazione quindi inter-statale. Hobbes non ha mai creduto che lo stato di natura universale fosse stato lo stadio primitivo attraversato dall’umanità prima dell’incivilimento. In un passo della polemica col vescovo Bramhall ritiene «verosimile» che «dalla creazione in poi il genere umano non sia stato del tutto senza società. Se in alcune parti questa mancava, poteva essere in altre» (EW, V, p. 183). Pure ammettendo che alcune società primitive siano vissute in istato di natura, le forme di stato di natura che gli interessano sono quelle che sussistono anche al tempo suo: la società internazionale e lo stato di anarchia cui dà origine la guerra civile. Soprattutto questo secondo: lo stato di natura che egli ha sempre in mente e descrive come guerra di tutti contro tutti è in realtà la guerra civile che ha dilaniato il proprio paese. Ogniqualvolta parla della guerra civile come del peggiore di tutti i mali, le attribuisce il carattere specifico dello stato di natura. Dovendo descrivere le conseguenze del venir meno dell’autorità dello stato, che è la guerra civile, la descrive come «guerra di ognuno contro il suo vicino», con un’espressione che riecheggia la «guerra di tutti contro tutti» dello stato di natura. Nel passo di Leviathan, in cui adduce esempi di stato di natura, all’esempio degli Americani, addotto anche nel De cive, segue un’allusione che non potrebbe essere piú chiara: «Del resto può comprendersi quale sarebbe la maniera di vivere là dove non fosse un potere comunemente

temuto, dalla maniera di vivere, che gli uomini hanno tempo fa tenuta sotto un pacifico governo, che è poi degenerata in una guerra civile» (83). Hobbes è uno scrittore realista: per dimostrarlo non c’è miglior prova che la descrizione dello stato di natura che si viene sovrapponendo a quella della guerra civile e l’una e l’altra a poco a poco finiscono per fare tutt’uno. Lo stato di natura di Hobbes è molto piú realistico di quello di Locke e naturalmente di quello (che pretende di essere storico, e non è) di Rousseau nel Discorso sull’ineguaglianza. Hegel, che era un realista e credeva non nelle chiacchiere dei predicatori ma nelle dure lezioni della storia, concepí la società degli stati, hobbesianamente, come uno stato di natura5.

Walk

Si potrebbe obiettare che non è realistica la concezione dello stato di natura come stato di guerra «permanente». Ma per stato di guerra Hobbes intende correttamente non soltanto lo stato di conflitto violento, ma anche quello in cui la quiete è precaria ed è assicurata esclusivamente dal timore reciproco, come si direbbe oggi dalla «dissuasione», insomma quello stato in cui la pace è resa possibile unicamente dalla minaccia permanente della guerra. In tutte le tre opere lo ripete per non essere frainteso (Elements, I, 14, 11; De cive, I, 12; Lev., 82).

E in piú, nell’ultima, illustra il concetto, come al solito, con una similitudine: «Come la natura di una procella non consiste solo in un rovescio o due di pioggia, ma nella disposizione dell’atmosfera ad essere cattiva per molti giorni di seguito; cosí la natura della guerra non consiste in questo o quel combattimento effettivo, ma nella disposizione manifestamente ostile, durante la quale non vi è sicurezza del contrario». «Guerra di tutti contro tutti» è un’espressione iperbolica: tolta l’iperbole, significa quello stato in cui un gran numero di uomini, singolarmente o a gruppi, vivono, per mancanza di un potere comune, nel timore reciproco e permanente della morte violenta. "Don't under­estimate the Force. I suggest you try it again, Luke." L’iperbole serve soltanto a far capire che è uno stato intollerabile, dal quale l’uomo deve presto o tardi uscire se vuol salvare ciò che ha di piú prezioso, la vita.

L’ERRORE DI PIAGET!

Uno degli esperimenti più importanti del celebre psicologo svizzero

Uno degli esperimenti più importanti del celebre psicologo svizzero Jean Piaget è il cosiddetto A non B. La prima parte funziona in questo modo: su un tavolo ci sono due tovaglioli, uno da una parte, uno dall’altra. "Success isn’t permanent and failure isn’t fatal."
Mike Ditka.
A un bambino di dieci mesi viene mostrato un oggetto, che poi viene coperto dal primo tovagliolo (detto “A”). Il bambino lo trova senza difficoltà né esitazioni. Dietro tutto questo, che sembra molto semplice, c’è una prodezza cognitiva nota come “permanenza dell’oggetto”: per trovare l’oggetto c’è bisogno di un ragionamento che va oltre ciò che si trova alla superficie dei sensi. "No man is defeated without until he has first been defeated within."
Eleanor Roosevelt.
L’oggetto non è scomparso. È soltanto nascosto. Per capirlo è necessario possedere uno schema del mondo in cui le cose non si disintegrano quando smettiamo di vederle. Questo schema, ovviamente, è astratto.3 La seconda parte dell’esperimento inizia in modo identico. Allo stesso bambino di dieci

Memento mori 👻

mesi viene mostrato un oggetto, che poi viene coperto dal tovagliolo “A”. Ma a quel punto, e prima che il bambino faccia alcunché, lo sperimentatore lo sposta e lo mette sotto l’altro tovagliolo (detto “B”), assicurandosi che il cambio sia stato visto. "Make new mistakes. Make glorious, amazing mistakes. Make mistakes nobody’s ever made before."
Neil Gaiman.
E lì accade la cosa strana: il bambino solleva il tovagliolo dove l’oggetto era stato nascosto originariamente, come se ignorasse il cambiamento che ha appena osservato. Questo errore è ubiquo; accade in tutte le culture e in modo quasi indefettibile nei bambini attorno ai dieci mesi di vita. L’esperimento è decisivo e preciso, e dimostra caratteri fondamentali del nostro modo di pensare. Però la conclusione di Piaget, per il quale questo indica che i bambini di quell’età non comprendono ancora in modo astratto e pieno la permanenza dell’oggetto, è erronea. Rivisitando decenni dopo l’esperimento, l’interpretazione più plausibile – e molto più interessante – è che i bambini sanno che l’oggetto ha cambiato posto, però non sono in grado di utilizzare quell’informazione. Possiedono, come accade nello stato di ebbrezza, un controllo molto volatile delle loro azioni. Più precisamente, i bambini di dieci mesi non hanno sviluppato il sistema di controllo inibitorio, cioè la capacità di controllare qualcosa che avevano già programmato di fare. "I don’t believe in failure. It is not failure if you enjoyed the process."
Oprah Winfrey.
Come facciamo a saperlo? Abbiamo bisogno di prove del fatto che essi sanno che l’oggetto ha cambiato posto e che sono incapaci di inibire un’azione già preparata. Lungo il cammino vedremo come certi aspetti del pensiero che sembrano sofisticati ed elaborati – la morale o la matematica, per esempio – siano già abbozzati dal giorno in cui nasciamo. Invece altri che sembrano molto più rudimentali, come tenere a freno l’attivazione di una decisione, maturano incessantemente e senza fretta. Ciò è dovuto allo sviluppo lento dei circuiti cerebrali che controllano il sistema esecutivo.

IL CAMBIAMENTO EMOZIONALE CORRETTIVO

Nardone, Giorgio. Il cambiamento strategico (Italian Edition) . Ponte alle Grazie. Kindle Edition.

Il cambiamento emozionale correttivo, rispetto a un disturbo psichico e comportamentale o a una condizione di disagio che non permette la piena realizzazione degli obiettivi dell’individuo, richiede esperienze concrete che rompano i rigidi schemi di percezione e reazione che il soggetto attua in modo ridondante.

Who
Le esperienze concrete di cambiamento non sono, nella maggioranza dei casi, il frutto di ragionamenti coscienti e di atti consapevoli, bensì di eventi non previsti da chi li vive, che creano un effetto scoperta. "You never know how strong you are, until being strong is your only choice."
Bob Marley.
Il cambiamento effettivo avviene per mezzo di avvenimenti ed esperienze nel presente e non attraverso reminiscenze e analisi del passato. Queste esperienze emozionali correttive possono accadere casualmente ma si trasformano nella realizzazione di effettivi cambiamenti solo se il soggetto riesce a fare sul serio tesoro di ciò che l’evento vissuto gli permette di scoprire.
Who
I cambiamenti emozionali correttivi possono essere realizzati mediante tecniche di intervento volte a far sperimentare al soggetto una differente percezione della sua realtà problematica, così come una diversa reazione nei confronti di questa. Le strategie costruite ad hoc per realizzare specifici cambiamenti funzionano molto meglio degli approcci in cui si utilizzano prassi generalizzate e aspecifiche. "You have power over your mind – not outside events. Realize this, and you will find strength."
Marcus Aurelius.
Infine, cosa da non sottovalutare, il cambiamento è un fenomeno costante della nostra esistenza che non può essere evitato; per usare le parole del Buddha, «l’unica costante della vita è il cambiamento». Se il cambiamento non è evitabile, allora deve essere cavalcato e reso strategico, ossia orientato alla realizzazione dei nostri scopi personali. Come sostenuto da Ernst von Glasersfeld (1995), dobbiamo incrementare di continuo la nostra «consapevolezza operativa», ossia la nostra competenza in fatto di problem solving, che ci permette l’attiva gestione della nostra esistenza dal momento che comunque ne siamo responsabili, anche quando ci sentiamo vittime inermi. Pensare di potersi non assumere la responsabilità di gestire noi stessi e la nostra relazione con gli altri e il mondo è una pura illusione: "No one saves us but ourselves. No one can and no one may. We ourselves must walk the path."
Buddha.
si tratta di un proposito che ci rende comunque artefici proprio di quella realtà di cui poi ci sentiremo vittime inermi. Che ci piaccia o no, come suggerisce brillantemente Ortega y Gasset, \«siamo i narratori del romanzo della nostra vita, possiamo decidere se essere scrittori plagiari od originali, ma comunque condannati ad essere liberi di scegliere». In termini analogici, possiamo decidere di comportarci come lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia per non vedere il leone che sta per sbranarlo oppure possiamo assumerci la responsabilità di essere abili nocchieri del nostro vascello e, solcando l’oceano della nostra esistenza, diventare capaci di cavalcare le onde che inesorabilmente incontreremo nella traversata.

DEDICATO A TE

Sacchi, Emanuele Maria. Vendere è una scienza: Dalla vita non otterrai quello che ti meriti, ma quello che saprai negoziare (Italian Edition) (Kindle Locations 75-90). Franco Angeli Edizioni. Kindle Edition.

Accade nell’antica Persia che il Gran Visir, consigliere del Re, inventasse un nuovo gioco, dove le pedine si muovevano su una scacchiera composta da 64 quadrati: nascevano gli Scacchi. "I do my best because I’m counting on you counting on me. "
Maya Angelou.
Il Re, entusiasta, chiese al Gran Visir cosa desiderasse come ricompensa per la sua meravigliosa invenzione. Il Gran Visir chiese che gli venisse dato un chicco di grano per il primo quadrato della scacchiera, 2 per il secondo, 4 per il terzo, 8 per il quarto e così via, raddoppiando il numero ogni volta, fino a raggiungere l’ultimo quadrato. Al Re parve una ricompensa toppo modesta, in fondo si trattava di un mucchietto di grano, ma il Gran Visir, rifiutando l’offerta di palazzi e gioielli, lo convinse. Quando però iniziò il conteggio, il Re ebbe un’amara sorpresa: "Develop enough courage so that you can stand up for yourself and then stand up for somebody else."
Maya Angelou.
il numero di chicchi di grano, che all’inizio era abbastanza contenuto (1 – 2 – 4 – 8 – 16 – 32 – 64 – 128 – 256 – 512 – 1024…) giunti al sessantaquattresimo quadrato era diventato colossale, raggiungendo l’impressionante cifra di 18,5 miliardi di miliardi, per un peso complessivo di circa 75 miliardi di tonnellate, più o meno il raccolto di tutti i campi di grano della Terra per chissà quanti anni! "The height of cultivation runs to simplicity. Halfway cultivation runs to ornamentation."
Bruce Lee.
Questa è matematica: si chiama crescita esponenziale. Da un solo chicco di grano, un’enorme montagna. Da un solo gesto di gentilezza, infiniti rilessi e conseguenze. Da una sola parola, un’eco che corre e si diffonde ovunque. Da un solo messaggio d’amore, l’energia dell’universo. "This achieving the center, being grounded in one’s self, is about the highest state a human being can achieve."
Bruce Lee.
Da una sola persona che apprende e si evolve, può derivare un mondo migliore. Il potere di trasformare l’ambiente risiede nel cuore dell’essere umano: una grande rivoluzione nella tua vita può cambiare il destino di migliaia di vite.

Sai cosa motiva più di ogni altra cosa un venditore? L’ottenere risultati! Per questo ho scritto questo libro: se alcuni chicchi di grano contenuti in queste pagine ti saranno serviti, quella sarà la mia gratificazione migliore. È vero: dalla vita non otterrai quello che ti meriti, ma quello che saprai negoziare. Tuttavia, leggendo queste pagine, cerca di non fare tutto in una volta: scegli qualcosa, adattalo al tuo stile e mettilo in pratica. Poi aggiungi qualcos’altro e, passo dopo passo, completa il tuo meraviglioso mosaico. Infine, se lo ritieni,

Teacher
fammi sapere come sta andando. Tutto sommato sono un insegnante, per 8 anni ho insegnato ai master del Politecnico di Milano e in altre università; molti mi chiamano il prof, quindi mi fa piacere se il mio lavoro è stato utile. Il tuo premio, è il mio premio. Il tuo successo, sarà la mia gratificazione.